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Silenzio grande: un mostro da combattere o una benedizione?

Gen 19, 2020
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Ci sono quei silenzi piccoli che si accumulano uno sull’altro, come le foglie che cadono in Autunno, una sopra l’altra e si spandono sul prato sull’erba, in attesa di qualcuno che le raccolga oppure attendendo che il tempo le decomponga piano piano e si fondano con la Terra.

I silenzi piccoli iniziano quasi per scherzo, pensando ad un’idea o ad un avvenimento da raccontare o una decisione da condividere. Si sta per iniziare il discorso ma si lascia cadere dentro di sé, dando poca importanza, rimandando ad un altro momento, non parlando più. Ecco la nascita del silenzio piccolo. Ha la stessa potenza del fumo di un sigaro, lo stesso odore intenso e dal tocco vintage di quei sigari toscani impiegati dal nonno. Lo ricordo bene! Ne iniziava uno appena si levava dal letto e in nessun momento della giornata restava senza. Il nonno era taciturno, a lui le parole sono sempre dispiaciute, quasi fosse allergico!

E come il fumo riempiva le mucose, le cellule, ogni alveolo nel corpo del nonno, così i silenzi piccoli riempiono le stanze, sono contagiosi e si insinuano tra le persone. Non è più una magia il silenzio ma quasi una maledizione.

Oh, che gran peccato! Lo strumento più grande e bello che si accompagna alle parole dandole conforto, musicalità e fluidità, ossia il silenzio, diventa la tomba dei rapporti umani.

Perché questi silenzi piccoli pesano fino a diventare un silenzio grande.

Immaginare una casa grande, piena di stanze e saloni in cui alberga una cappa grigia, fatta di cose non dette, di sospiri trattenuti, di pianti strazianti aggrappati ad una porta che assorbe ogni rumore. Tutto riconduce ad un’implosione di emozioni battagliere che sono costrette a rintanarsi nei cuori e nella mente di chi ne è padrone.

Silenzio grande, terribile mostro! Costringi ciascuno a fare un monologo nell’unica stanza della grande villa in cui c’è ancora identità, tutto il resto è perduto! Ma chi ascolta, chi viene sentito, chi parla e comunica?

Una radio che a volte funziona, a volte no ed è un mistero irrisolvibile. L’odore dei libri tanto caro e quei Premi Strega incorniciati, memoria di un’epoca di agio ed eleganza e lusso. Una domestica che tutto sente e tutto sa, così vera nella sua pragmaticità e tanto vicina ai più grandi scrittori e filosofi benché di essi non conosce nulla.

Una domestica che non riceve più lo stipendio perché la fama di un cognome, di un grande scrittore non paga più i debiti e le condanne dei figli e della moglie non penetrano la barriera di sordità che quest’uomo ha innalzato. Barriere che ciascuno, quotidianamente può innalzare recitandosi e incamminandosi lungo la strada dei piccoli silenzi.

Vorrei sedermi vicino a te in silenzio,

ma non ne ho il coraggio:

temo che il cuore mi salga alle labbra.

Ecco perché parlo stupidamente

e nascondo il cuore dietro le parole.

Tratto crudelmente il mio dolore

per paura che tu faccia lo stesso.

 

Il cuscino mi guarda di notte con durezza,

come una pietra tombale;

non avrei mai immaginato che tanto amaro fosse

essere solo e non adagiato nei tuoi capelli.”

Canto XVII – Federico Garcia Lorca

Il silenzio pesa, le parole pesano: entrambi vanno impiegati ridando loro la dignità di quel che sono. In fondo rispecchiano l’uomo fatto di pause, intermezzi, rumore, sillabe, articoli… se l’uomo si dimentica di chi è, lasciando che i muri lo sostengano riempirà i vuoti di quel silenzio brutto, cupo, di parole che sempre più sono giudizi e lamenti. Se l’uomo si ricorda chi è davvero allora saprà riempire i vuoti e gli intermezzi di vocali e consonanti che sono campanelli di apertura ed i silenzi una dolce pausa di respiro…

Come ricordarsi? Forse cadendo… forse lasciando gli antichi modelli dati dal nonno ai tempi passati. Sì, le cadute sono brutte ma alcune servono e risvegliano! Un esempio sono le frecciatine di una saggia domestica e la decisione categorica di vendere per sanare i debiti ricavando altre opportunità per il futuro dei figli così avventati da creare lastre di prossimi disastri o di successi.

La coscienza si risveglia e quel silenzio grande che pesa come le parole acquista un senso, viene ripulito dalla ruggine di risentimenti e orgoglio, può tornare a splendere e chissà, forse è troppo tardi ma un valzer è ancora possibile danzarlo a memoria di quel primo valzer da sposini…

Si ringrazia il Teatro Auditorio di Cassano Magnago

Il Silenzio Grande

una commedia di Maurizio De Giovanni

uno spettacolo di Alessandro Gassmann

con Massimiliano Gallo
e Stefania Rocca, Monica Nappo, Paola Senatore, Jacopo Sorbini

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