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Storie di Nado. Opere di un artista tra incanto e tormento

da | Apr 21, 2026 | Arte & Teatro

Casa della Memoria di Milano | Dal 23 aprile al 24 maggio 2026 | Mostra personale di Nado Canuti

Ogni mostra personale – che si tratti di tele, stoffe, manoscritti, sculture –  è l’equivalente di un diario scritto nel proprio intimo segreto che cresce, si intensifica, si ingrossa come onda sino a che vi è l’urgenza di affidarlo all’apertura. Un’operazione delicata, apparentemente pericolosa ma necessaria poiché questa è la vera epifania dell’uomo a cui è dato l’appellativo di artista.

Con Nado Canuti si aprono delle pagine che raccontano un simbolo di libertà la cui origine sta nella primissima adolescenza di questo uomo capace di allenarci ad una poetica (s)-travolgente: fiabe sospese, teatrini minimi, ombre cinesi, figure espressionistiche, paesaggi interiori e meccanismi visionari.

La profondità e gli elementi immaginali sono protagonisti insieme a Nado della mostra presente a Milano. La città rende omaggio allo sperimentatore inquieto, artista senese di nascita ma meneghino d’adozione, partigiano giovanissimo durante la guerra. L’allestimento (a ingresso gratuito) nella prestigiosa Casa della Memoria, è curato da Giorgio Seveso e Francesca Pensa, organizzato anche con il contributo dell’ANPI, sarà inaugurato mercoledì 22 aprile e sarà possibile visitarlo fino al 24 maggio.

L’itinerario porta il visitatore dentro un percorso, una indagine creativa di un genio innovativo, come spesso è definito Nado. Non si tratta solo di uno scultore del dopoguerra, ma di una personalità che sin da ragazzino ha manipolato materia, pittura e visioni per costruire un mondo ad alto impatto.

Dio aveva impedito che a saltare fosse la mia testa, o magari i miei occhi, ma anche le mani, ne converrete, hanno una loro discreta utilità […] Là dove una volta c’era la mia mano, adesso c’era un gigantesco buco […] Il braccio destro invece somigliava più a uno zampone. Sì perché a differenza dell’altro, qui la bomba mi aveva lasciato tre dita”.

Quelle tre dita hanno modellati mondi onirici, frattali di dolore e di liberazione, instancabilmente attraverso ogni fase della vita di Canuti indissolubilmente legata alla Liberazione, alla Seconda Guerra Mondiale ma anche a personali “guerre” preparate per essere trasformate in “pane”.

L’episodio che segna il Fato risale ai suoi quattordici anni: Nado, giocando a calcio con i suoi amici, trova un ordigno inesploso, lo maneggia e l’ordigno gli esplode addosso. Potrà essere un atteggiamento sfacciato ma della sua  mutilazione non ne offre un quadro di compatimento, anzi! In una prospettiva coraggiosa e di apertura totale al servizio in primis verso se stesso e di conseguenza alla propria comunità, Nado nelle narrazioni della storia compie azioni di sabotaggio, disinnesca le mine lasciate dai tedeschi per fare esplodere il centro del suo paese natio.

Molti ricordano nella sua poetica la personificazione della dea Kalì, con tante mani immaginarie per salvare il suo mondo, salvando anche il sé con una sperimentazione delicata e materica. Nado diventa un artista, un pittore e uno scultore, un genio creativo, prensile, cosicchè il boato è tradotto in musica mitologica.

Per questo riprendiamo una citazione lasciata dal figlio di Nado, Massimo Canuti invitandovi a leggere anche il libro Tre Dita

…Benvenuti a teatro, verrebbe da dire a chi si appresta a visitare la mostra di Nado Canuti. Cos’altro aspettarsi, infatti, da titoli come “Teatrino del prestigiatore”, “Fuori da tempo”, il “Teatro dell’ immaginario” o ancora “Il guardiano dell’uovo d’oro”, se non di assistere a un qualche spettacolo di misteriosa natura, a un monologo fiabesco, a una commedia farsesca? Diciamolo. Tutte le opere d’arte sono storie. Alcune talmente brevi da esaurirsi in un concetto, altre più lunghe da invitare lo spettatore a mettersi comodo, magari su una bella poltrona di quelle soffici soffici, e godersi lo spettacolo. Le opere di Nado Canuti esposte in questa mostra sono, appunto storie. Ammaliano, come certe favole che fanno spalancare la bocca ai bambini. Divertono, per l’aspetto ludico, giocoso, che quasi tutti posseggono. Tengono con il fiato sospeso, come in “Sempre più in alto” – i funambolici giocolieri ce la faranno a non cadere? – o semplicemente catturano con i loro dialoghi muti, con i loro sguardi. Prendiamo “Il giardino dall’uovo d’oro”, per esempio. Da dove viene quel bizzarro volatile sullo steccato? A chi appartiene quel prezioso oggetto a cui fa la guardia? Verrebbe quasi voglia di sfidare il pennuto e di toccarlo, quell’uovo, se solo non si temesse di venir trapassati dal suo becco. Ma Nado Canuti si spinge oltre, nelle sue storie, varcando confini a volte simbolici a volte surreali. Basti pensare all’Arringa dell’immaginario”. Quindi un ambiguo personaggio – viene in mente Borges – da sopra uno scranno punta il dito verso il povero condannato. Già, condannato. Ma per aver commesso cosa? Ecco allora che occorre una precisazione. Forse non è tutto un raccontare, quanto un suggerire: le prime battute di una storia che solo lo spettatore potrà continuare…

Visitare questa mostra non è solo un omaggio verso un uomo eroe. E’ decidere di compiere un pezzo di strada in compagnia di una anima poliedrica che ha saputo scolpire e convertire la realtà in sogni alterando o inserendosi nello spettro di luce, nella rete dimensionale dei piani cartesiani, nell’immaginazione. Nado fa del sospeso una condizione necessaria per raggiungere mete altrimenti impossibili da abitare.

Giorgio Seveso uno dei curatori della mostra sottolinea le fasi espressive di Nado:

  • Anni sessanta: il tempo del dolore fisso nel bronzo. Corpi lacerati, anatomie corrose, figure che sembrano gridarsi addosso la memoria di quello che è esploso vent’anni prima. Il linguaggio sacro è svuotato e riempito con volontà laiche.
  • Anni Settanta: la quiete geometrica. Linee precise, incastri, superfici lisce. Abbiamo sculture scomponibili, manipolabili, che cambiano forma nelle mani di chi le tocca. Dal grido al dialogo.
  • 1971: nasce il figlio Massimo. Il secondo segno del Fato. Dal cemento al ferro ai sintetici. Colori e favole.
  • Dal 1993 Canuti realizza opere con magneti sul retro, dove lo spettatore può spostare le figure e diventare co-autore.
  • Dagli anni Duemila, i pendenti: sculture appese al soffitto che si muovono con l’aria, figure umane e uccelli, simboli di speranza

che danzano in bilico tra il visibile e il punto in cui la gravità smette di contare.

Nelle immagini Due figure, 1961 e Ricordi do un Fiore, 1981

Per la Mostra si ringraziano i curatori Giorgio Seveso e Francesca Pensa e

ANPI Provinciale Milano milano@anpi.it  – tel. 02 76 02 3372 – Casa della Memoria Via Federico Confalonieri 14, 20124 Milano (M5 Isola – M2 Gioia / Garibaldi) Ingresso gratuito

Telefono: +39 02 884 44102 – Sito web: www.casadellamemoria.it E-mail: c.casadellamemoria@comune.milano.it

Comune di Milano | Direzione Cultura Responsabile Comunicazione: Elena Conenna elenamaria.conenna@comune.milano.it

Per visite e informazioni: milano@anpi.it · tel. 02 76 02 3372

erica g

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