30 Ottobre – 2 Novembre | Frida Opera Musical al Teatro Arcimboldi di Milano – Il kolossal sulla vita di Frida Kahlo | Regia di Andrea Ortis | Scritto da Andrea Ortis e Gianmario Pagano | Produzione Mic International Company
Vedo in me i miei Antenati, coloro che mi mostrano la via dell’amore e della comprensione, il modo di respirare, sorridere, perdonare e vivere profondamente il momento presente.
Attraverso i miei Antenati vedo tutti gli Antenati delle diverse generazioni e tradizioni, fino a quelli che hanno dato inizio alla mia famiglia spirituale.
Apro il mio cuore e il mio corpo per ricevere l‘energia di tutte la generazioni degli Antenati ancestrali, energia che entra in me e crea gioia, pace, comprensione e amore.
Io sono il vostro proseguire. Voi siete con me, nel mio sangue, nei miei tratti, nei miei desideri, nei miei sogni. Che io sia degna di continuare il cammino da voi iniziato. Guidate e proteggete i miei passi sulla Terra.
Queste parole cadono con la stessa eleganza di una foglia di autunno su un piccolo altare dove è stata posata una stoffa arancione. La cornice raffigura il corpo fisico di un’anima candida. Dei crisantemi dai petali giallo-oro danno risalto e rafforzano la luce delle candele. Pistacchi, stecche di zucchero caramellato, tortillas di mais, fanno incurvare le labbra verso l’alto: ti piacerà Frida?

Torniamo alle antiche civiltà, ai tempi in cui si studiavano gli Aztechi e i Maya, recuperiamo per un poco la fanciullezza che è intrinseca nel nostro spirito. Prendiamo un ricordo che appartiene al mondo “oltre”, al mondo delle anime, dei defunti.
In Messico ogni famiglia prepara un altare nei giorni di fine ottobre mantenendolo vivo, colorato, sino agli inizi di novembre. È il tempo del Dia de los muertos. Una tradizione che attinge a radici pre-colombiane caratterizzata dall’intensità dell’arancione, da fiori quali il chempasuchil (calendula o garofano d’India) e crisantemi, dall’allestimento che onora la memoria del defunto, la dolce attesa nel riceverlo la notte del primo novembre.
I propri cari, gli attimi indelebili, le memorie che spesso vengono confuse, stropicciate: c’è un profondo rispetto dell’essenza immortale di chi ci ha preceduto. E’ fondamentale accordare le parole per tratteggiare la potenza di uomini e donne che lasciano orme, segni eterni nel mondo. Si tratta di vissuti folli, geni che soverchiano il concetto di limite – no, questo genere di “esseri umani” non sanno nemmeno cosa è limite.
Frida Kahlo è una donna, è una artista che ha dovuto prendere a braccetto la morte, sua fedele compagna di vita.
Vivere l’incanto di Frida nei giorni del potente portale che apre il passaggio alle anime defunta, diventa un’esperienza mistica.
Frida Opera Musical è l’altare che accoglie questa donna straordinaria, intrisa di dolore, frantumata da una vita, ri-sorta nelle mille sfumature della morte.
Il kolossal in debutto a Milano nasce da un’idea di Andrea Ortis (autore, regista, interprete) che attraversa quasi un decennio per arrivare oggi con una produzione autentica, resa possibile grazie alla collaborazione e al prezioso supporto dello Stato del Messico, di Casa Azul – Museo Frida Kahlo e del Museo Diego Rivera Anahuacalli.
Quest’opera è sostenuta da pilastri fondamentali quali l’attinenza storica, la verità di Frida, superando, purificando l’energia attorno a questa figura spesso sporcata dalla frivola opportunità “commerciale”.

Gli studi del Diario di Frida, dei documenti storici, le ricerche cruciali negli archivi ufficiali, nell’Opera Musical sono restituiti con potenza ed eleganza: emergono appunti sui quadri, citazioni, accadimenti, aneddoti sulla “messicanità” e sulla la scelta di Frida Kahlo di attingere alla stirpe azteca portandola nella quotidianità, nelle proprie direzioni politiche, culturali e sociali.
Il cuore della narrazione è il legame travolgente tra Frida e Diego Rivera: un amore smisurato e radicale, fatto di passione, infedeltà, alleanze e scontri. Una relazione che segna la vita dei due artisti e diventa specchio delle rivoluzioni personali e collettive della loro epoca.
Immancabile è il riferimento allo scenario geopolitico dei primi cinquant’anni del Novecento in Messico caratterizzato dalla rivoluzione e successivamente da un processo di ricostruzione, sviluppo e progresso. Viene portato in scena un Messico post-rivoluzionario, un mondo vibrante fatto di ideali, contrasti e fermenti culturali, dove convivono murales, avanguardie europee e figure storiche come Zapata, Trotsky, Breton, Tina Modotti.
Le vicende di Frida e di Diego Rivera si intrecciano e si muovono in un mosaico fluido dove trova spazio l’esperienza parigina e il rifiuto di Frida di essere inserita nell’etichetta del surrealismo. Frida, viva in una sua battaglia costante, che si incrementa giorno per giorno, la sua alleata? La morte!
Il filone verticale che permea e insuffla l’intera opera è l’intimo dialogo tra la vita e la morte. La morte nel Messico è arancione, luminosa, appartiene naturalmente all’esistenza, la morte in Messico è la Catrina.
Nel dolore c’è la possibilità, nella morte di un pensiero c’è il trampolino di riscatto. Frida fa del dolore bellezza, attinge a piene mani da questo dolore per vivere, non avrebbe altro modo per farlo. Il dolore deve essere affrontato.

Federica Butera interpetra Frida ed è entusiasta di compiere un percorso dentro una divinità: nel dolore di Kahlo, riconosce il proprio, affrontando con verità, coraggio, giustizia quel “demone” che pone davanti ad una scelta. Frida ha scelto di addomesticare con la propria potenza rivoluzionaria quelle variabili che penetravano il suo corpo violandola.
L’artista sublima il dolore mediante la pittura. Dal dolore nasce l’arte. Il dolore muove, genera il bisogno creativo. La sofferenza del parto è superata dal coraggio di promuovere la nascita.
Drusilla Foer è La Catrina, la morte ironica, elegante, attenta, materna, paterna, figlia, autoironica, solare. Drusilla che verso le icone prende le distanze qui si riaccende. L’incontro con Frida è una restituzione di bellezza, di senso civile, di integrità. Interpreta la morte e a questa morte non dispiacerebbe di provare ad essere vita. La morte è sempre vicino all’essere umano, austera, simpatica, leggera.
Drusilla sta nel personaggio della Catrina, lo accoglie, si lascia al flusso di questa macchina umana intenta a incarnare un utero gravido, pronto a dare alla luce la femminilità sacra di Frida.
Per questa ara celebrativa Frida Opera Musical non ha un genere, attinge da più generi perché la vita di Frida è colorata, colma, densa. Ci saranno arie parigine, ci sarà il rap messicano e la musica tecno per accompagnare il dolore acido del corpo di Frida.
Tutto questo è innestato sulla parola, sui testi di Andrea Ortis e Gianmario Pagano. Il contorno, la forma a supporto della sostanza (luci, costumi, proiezioni, musiche, canzoni) sono ingredienti necessari, utili.
Frida Kahlo la possiamo incontrare, il portale oramai è aperto e l’altare pronto.
Note: Regia Andrea Ortis
Scritto da Andrea Ortis e Gianmario Pagano
Musiche e Liriche Vincenzo Incenzo
Coreografie Marco Bebbu
Costumi Erika Carretta
Scenografie Gabriele Moreschi
Progetto Luci Associato Valerio Tiberi e Virginio Levrio
Progetto Video Virginio Levrio
Assistenti alla regia Emma de Nola e Beatrice D’Arienz
Produttore Esecutivo Lara Carissimi
Amministratrice di Compagnia Luisa Iandolo
Assistente di Produzione Federica Zangari
Cast: Federica Butera, Drusilla Foer, Andrea Ortis con Antonello Angiolillo – Floriana Monici – Valeria Belleudi – Riccardo Maccaferri – Debora Boccuni – Arianna Tale’- Federica De Riggi – Raffaele Rudilosso – Antonio Sorrentino – Elisabetta Dugatto – Giulia Maffei – Rebecca Erroi – Enrico Cava – Omar Barole – Damiano Spitalieri
Si ringraziano l’intero Cast, la Produzione, gli Uffici Stampa, il Teatro Arcimboldi di Milano
erica g







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