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Amadeus: genio, folle, Uomo e Dio

da | Gen 26, 2026 | Arte & Teatro

Teatro della Società Lecco | Amadeus di Peter Shaffer – uno spettacolo di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia – costumi di Antonio Marras – con Ferdinando Bruni Antonio Salieri, Daniele Fedeli Wolfgang Amadeus Mozart (qui per tutto il cast) – produzione Teatro dell’Elfo, con il contributo di NEXT Laboratorio delle idee per la Produzione e la programmazione dello spettacolo lombardo – prima nazionale

Il Teatro della Società di Lecco sceglie di inaugurare una nuova stagione e la propria ri-apertura -dopo otto anni – con Amadeus, una produzione potente, immensa, generatrice di riflessioni sulla umanità fallibile e sulla natura divina di un genio senza tempo, poiché Mozart è trasversale ad ogni attimo.

Una restituzione autentica, in costumi d’epoca, con agganci goldoniani, che genera quella catarsi tra palco e pubblico rendendo possibile la fusione tra spettatore e storia; i suoni, le scene pulite, ariose, le luci, le parole si fondono insieme alle emozioni mosse: ne è testimone il silenzio che avviluppa, scuote, è vivo in un rapimento dell’animo verso altre dimensioni.

In Amadeus si va oltre la raffinata capacità attoriale e una attenta regia: si entra nell’animo e nella mente di Mozart e di Salieri partendo proprio da quest’ultimo. E’ Antonio Salieri che apre e chiude il sipario, invocando Dio e assolvendo tutti. L’intorno di personaggi è assolutamente percepito, denso e contemporaneamente fresco! Ben più di una coincidenza scegliere i Venticelli che raccolgono sussurri, insinuano con la stessa vertigine che può procurare un fiordo.

Salieri, il Maestro Compositore di Corte, un uomo di Dio, aderente ai voti di castità, carità. L’uomo che vuole essere mezzo attrattore del potere spirituale, retto e integerrimo. L’uomo che vuole essere perfetto, algido, incorniciato in una fermezza pronta a espandersi e diventare l’occhio contenuto nel triangolo sacro, uno e trino, osservante dei protocolli, chino alla legge dei Massoni. Una musica rispettosa dei cerimoniali, dei canoni, di una clausura interiore. Perché quello è il destino per Salieri, una vita consacrata a Dio con una sola richiesta, la fama.

Salieri però osserva, attento, meticoloso. Al primo contatto con Mozart ri-conosce che il Destino non è scritto dalle etichette e dai pensieri di questo mondo. Il Destino arriva in un ragazzetto, un folle, un pazzo, un donnaiolo entusiasta, allucinato di entusiasmo che però le note le ha tutte, tutte quelle che deve avere, né una di più né una di meno. Mozart, un uomo che pare una caricatura per le sue esuberanti manifestazioni di sé, un giovane sfrontato dinanzi al rigore della corte tedesca, un assurdo scherzo graffiante che però parla di Amore vero, di composizioni che possano far vibrare, fremere, dare vigore, svegliare, far brillare la nudità e rivelare che l’Uomo è Dio. Gli occhi umani, il cristallino si fondono con l’Uno.

Nascono le Nozze di Figaro.

Ma Salieri non è l’antagonista nel senso letterale, lo è perché sceglie di staccarsi dal proprio intimo per nutrirsi delle ombre insane, dei vizi di Mozart ancora infantili, piccoli, a misura. Salieri è ingordo, si abbuffa con grumi di invidia. Rinuncia ai suoi voti pur di annientare il divino. Antonio Salieri riconosce Dio ma lo rifiuta, rinnega sé pur di non onorare la verità.

La verità è che quel ragazzo, quel folle Mozart esprime con una gioia disarmante la connessione divina. Fuori di sé, incanta, intrattiene il mondo sempre sul filo giocoso di una decenza e di una totale ilarità. Anche Costanze – la moglie di Amadeus – ha una toccante e significativa incarnazione.

Wolfgang è profondamente incredulo dinanzi alla difficoltà, all’assurdo rifiuto delle sue composizioni, delle sue Note che tanto sono impregnate di verità quanto ne provocano una espulsione lenta e agonizzante. Salieri si nutre di tutto questo, della ingenuità di Mozart, della sua debolezza. È acuto, spigoloso, ascolta e si muove nel vento. Mozart, ingenuo, risponde con i vizi, cibando le ombre, ignaro.

Mozart sempre più scivola in un vortice di sabbie mobili e nel contempo in quella purificazione che lo porta a comporre capolavori assoluti quali Il don Giovanni – l’ombra del padre dipartito – , il Flauto magico, una chiave esoterica offerta al popolo tedesco capace di condurre ad una estasi dantesca, ad flauto ed un “occhio” che sono Padre, Quel Padre con cui si riconcilia infine.

Arriva con atrocità, fame, agonia di redenzione il Requiem. E’ composto in uno supplizio finale di visioni, deliri sia per Mozart che per un Salieri tronfio della sua opera. Antonio Salieri lo aveva vinto.

Eppure quell’ultimo sforzo, quello sciorinare il distillato estremo dell’anima, libera il genio di Mozart rendendogli ali, amore assoluto, Dio. Attimi profondamente sospesi come i muscoli e i nervi degli attori. Salieri è il Maestro Compositore di Corte incasellato, prigioniero della sua fama che avanza incanutita come i rigidi cerimoniali. Esiliato lui da se stesso, lui che ha rifiutato l’essere Dio per l’ego proprio. Lui un imponente statua di mediocrità raggrinzito, avvizzito nei suoi venti e tempeste. Lui che tenta di assolvere, di levarsi a santo inghiottito nel suo io. “Mediocri di tutto il mondo – ora e sempre – vi assolvo tutti. Amen”.

Con Amadeus viviamo – merito di una straordinaria e elegante capacità attoriale – una profondità che induce ad un viaggio nell’assoluto abisso e nell’eterea estasi. Una commozione nel poter fondersi (vera catarsi) a Mozart, a Salieri, la Luce e l’ombra, il genio e la distorsione, il divino e l’umano.

Una grande interpretazione che scende dalle pieghe della mente alla voluttà che muove le azioni, all’animo inquieto perché spinto da impulsi primitivi, due sé che in qualche modo mostrano un medesimo imprinting portando a epiloghi solo in apparenza definitivi. Lo strazio di Constance (una Madonna che culla il Suo Amante) nasconde il germoglio di uno spirito che ancora oggi vive con tutte le note che devono essere, né una di più, né una di meno, con tutto l’entusiasmo di Dio, folle, irriverente.

Si ringrazia il Teatro della Società di Lecco, la produzione, il cast tecnico e artistico del Teatro dell’Elfo; crediti foto ph Laila Pozzo

erica g

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