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Galileo Galilei e Leonardo da Vinci: sogno (im)possibile

da | Apr 24, 2026 | Arte & Teatro

21 -24 Aprile 2026 | Milano Teatro Oscar | Teatro degli Angeli | Il Sogno di Galileo – di Luca Doninelli, Marco Bersanelli 
con Tiziano Ferrari, Mino Manni regia Gianmarco Bizzarri scene e costumi Andrea Colombo sound design Mirko Zambelli 
luci Samuele Mogavero assistente alla regia Raffaele Raminelli 

Quello che definiamo impossibile è tale solo fintantoché non si scopre che esiste un metodo – osservando bene, molto bene – che apra quello spiraglio in più: ed ecco che tutti quei rotocalchi di pergamene un tantino impolverati (o forse è la troppa china?!) trovano una spiegazione! Sarebbe stato così semplice, perché non arrivarci prima, oltretutto si tratta solo di una briciola in più che può solo tentare di assopire per una manciata di settimane, che dire?!, di giorni, nemmeno!, di minuti?!, no! No, è solo una favoletta che abbevera nemmeno il guizzo dell’istinto, anzi, lo rende ancora più effervescente! Perché per quelle briciole che aprono ad una conoscenza che non è fine a sé stessa, non rende l’animo imbellettato e adornato con le chiome settecentesche usate per discorrere nelle immense e fredde aule. E’ una conoscenza che nasce dal fremito di uomini che sanno sfiorare osando il pensiero di Dio, non per superbia ma per caparbietà e onore alla vera natura delle cose viventi e non viventi.

In questo impossibile due figure, due giganti che hanno soverchiato non senza quella nostalgica nota sofferta che accomuna i visionari, il corso della Storia, i pieghi delle pagine e pure le teorie che restano tali fino a che non si osserva ancora meglio e ancora di più, di più.

In un sogno o sicuramente in una dimensione della realtà che ancora non possiamo toccare a livello materico ma è esistente, perché lo dicono i numeri, le proporzioni, le equazioni, le formule, quel linguaggio che è proprio di un Dio, “del Dio”! Ah, se avesse potuto! Avrebbe scritto uno dei Sacri Libri con il giusto alfabeto, quello dei numeri! Dio esiste e poi qualcuno lo mette in dubbio, che differenza fa quando ai nostri occhi sopraggiunge quella mano creante, onnipotente in grado di far muovere una sfera, un pianeta, un astro, interi ammassi di costellazioni. Mentre parla con una dolcezza tipica di quei primordi che sono insiti nell’animale umanità, quest’uomo preso dalla verità inscritta non in una propria e mera credenza ma in quei flussi di coscienza, si spinge con virile vigore a getti di monologhi simili a parabole. Tanto è il suo controllato furore da portarlo non all’indugio ma ad indagare apparentemente immobile lo spazio in cui si trova. Nulla è fermo, tutto è mutevole, tutto si muove … perché verrà il giorno in cui scopriremo che ogni singolo Astro, Pianeta, Zolla di cosmo segue orbite.

Questa è la funzione della scienza, non il conoscere o il sapere fini a se stessi, non l’ardire di una perfetta teoria bensì la conoscenza per spingere ad affermare principi, nati dall’esperienza. Strati e strati di esperienza e poi errori e poi attimi fugaci di gloria per aver carpito solamente una minuscola briciola in più.

Non basta guardare, occorre guardare con gli occhi che vogliono vedere, che credono in quello che vedono.

Galileo dinanzi a Leonardo, sì, proprio così, sul palco accadono cose incredibili, eppure se solo volessimo davvero, su qualsiasi palco e pezzo di quotidiano possiamo crearle. La grafite con cui è chiosata una delle dimensioni della realtà che percepiamo è cancellabile o meglio superabile. Quest’uomo che muove un mappamondo bramando che Leonardo o forse l’umanità arrivi a toccare solo per un istante l’energia vibrante sottesa nelle sue parole non perché sono le sue parole, no, perché di scienza e coscienza è fatto il mondo, non di tecnica. Il cannocchiale, prendiamolo, scopriamolo senza remore con quella grazia che dipana ogni apparente rudezza nelle braccia di Galileo. Esisteva già. C’è voluto un animo, una intuizione, occhi che guardavano e guardavano davvero bene per apporre degli accorgimenti e esplorare lo spazio.

C’è voluto un uomo che ha saputo abiurare e sconfessare e tornare a denunciare la verità di Dio e che fosse maledetto o benedetto non gliene importava nulla! Lui studiava i corpi, il loro movimento, l’aria e l’attrito. Utilizzava piani inclinati conscio della responsabilità nel tradire Aristotele. Lui non era né figlio né discepolo di quella concezione né di Averroè, né di San Tommaso D’Acquino.

Galileo è un uomo che dialoga con Leonardo avvolto in un mantello di velluto come fosse l’alchimista di un Dio, di un Primordio ancestrale. Ogni sua fibra è tesa, ogni movimento diventa prensile, è gancio, appiglio per le stelle. E’ un uomo che guarda alla Luna e la dipinge solamente toccandone il profilo ricavato da una trasposizione: da dischi cristallini di vetro posti dentro ad un tubo alla carta patinata, imporporata da polvere di colore frantumato. C’è devozione, un senso di nostalgia verso una conoscenza e una scienza non compresa. Il mondo fuori è risucchiato quasi da menti imprigionate nei dogmi, dall’inquisizione che offre subdola l’automazione in pasto a coscienze neonate che più non s’applicano.

Galileo un volto spesso contratto per il suo profondo Credo, una preghiera interiore così pronunciata da trasmutare ed essere visibile nei tratti somatici. Leonardo osserva stupito, deliziato e impressionato come lo spettatore.

Leonardo si muove in questo luogo le cui coordinate sono codificate da numeri, equazioni, proporzioni e formule, il suo spirito è straordinariamente materico (tanto da desinare con gustoso interesse!). Ascolta con delicatezza la poesia struggente di un uomo sognatore, lontano dal voler volare come Icaro e forse proprio per questo capace di fenomeni di levitazione (almeno con il pensiero!) sorretti solo da qualche sorso da un calice – il Graal?!

Il genio vinciano arrivato nella tenuta di Galileo lo sprona in una conversazione dove egli stesso si ritrova. L’artista fiorentino mostra un affetto paterno, come fosse una guida affinché Galileo esplori delle viscere necessarie per trovarsi entrambi infine a constatare una innocenza ingenua che li accomuna, Lottano in un tempo a cui non appartengono, ad un mondo sempre più progressista, consumista, non avvezzo alla ricerca non solo per la funzione ma per la bellezza di un creato.

E quella mano che all’inizio si sveglia e muove il mondo e le stelle addirittura, si posa sul principio della Parola, le labbra di Virginia, figlia e in qualche modo figura materna, amica, amore platonico di stima e affetto reciproco

Perché è nella Parola, scaturita dalle Labbra, che troviamo la conoscenza, foss’anche per una sola briciola in più.

Il sogno di Galileo, una produzione delicata, contraddistinta da un pensiero artigianale, sottile e attento che porta alla scrittura di una prosa intensa, autentica, capace di far coesistere Arte, Scienza e quella verità a cui brama chi è in ricerca di bellezza e si chiami come si vuole, Dio, Universo, Quanti…

erica g

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