La Regina delle nevi Uno spettacolo dedicato alle Olimpiadi Milano – Cortina 2026 e sui valori dello sport. Di e con: Silvia Priori e Roberto Gerboles Musiche: Ivano Angelo Draisci Videoscenografia: Lorenz Ronchi
Altezze diverse per l’uomo:
culmina l’ultima vetta
coi re. Non scrutare più avanti.
Possa tu d’ora innanzi incedere in alto
Ed io così ai vincitori
Accostarmi insigne per maestri
Tra i Greci dovunque. [Olimpiche – Pindaro]
Le montagne, apparentemente immutabili, sono Maestre distanti dalle spicce chiacchiere. Le alte vette, i pendii parlano attraverso le foglie che si muovono, le nuvole, i rumori, i fruscii di manti che si muovono secondo un preciso bioritmo. Nelle altitudini le stagioni scandiscono un continuum che interessa non solo un allenamento interiore ma spingono ad una consapevolezza ancor più netta. Oggi, con lo sguardo di chi osserva le cime, sentendo il confine tra il saluto del rigore imperativo dell’Inverno e il fresco arrivo dei primi bucaneve, la neve chiosa e scrive un momento così semplice, invita ad uscire e a lasciare che l’eco della meraviglia trovi una risonanza.
Apparentemente un gioco per bambini. Qui, una bimba si è modellata con la neve perturbando per sempre la sua storia, facendo cantare le montagne. Silvia Priori interpreta la realtà di un mondo fuori misura per l’entusiasmo di una straordinaria Debora Compagnoni, in Santa Caterina Valfurva, dove i cristalli di ghiaccio, la coltre bianca si intrecciano al destino.
Cosa è il destino per chi sente ardere la sacra fiamma? Che cosa rappresenta il Fato quando la linfa nutrita da un vigore primordiale porta a sfidare la propria parte umana per rispondere al divino?
Roberto Gerbolès evocando per carisma il Titano Greco Prometeo racconta di innumerevoli imprese partendo da una data che segna convenzionalmente l’inizio delle Olimpiadi!
“Era l’anno 776 a.C. quando in Grecia, in onore di Zeus furono indette le Olimpiadi, un’attività̀ sacra, tanto da decretare la sospensione in Grecia di ogni battaglia per un periodo di 5 giorni, denominata: TREGUA OLIMPICA. Era una prova di forza, di resistenza ma anche simbolo di disciplina e dedizione in cui i vincitori sarebbero stati onorati e ricordati quasi alla pari delle divinità̀”

Proiezioni visive create da Lorenz Ronchi, musiche di Angelo Draisci, capaci di catalizzare l’attenzione e dare un’atmosfera immersiva che fa connettere a quella volontà scritta dentro, che muove a gesti spesso classificati come assurdi, eroici tanto da tessere lodi e leggende per avvolgere coloro che li manifestano e li compiono, gli atleti.
“Quanto è la distanza che raggiunge il disco, quando lo tira un giovane
robusto dall’alto della spalla, per provare il suo vigore;
tanto correvano i suoi cavalli. Restarono indietro
le cavalle dell’Atride; fu lui che smise apposta di incitarle:
aveva paura che le pariglie si scontrassero nella strettoia,
facessero ribaltare i carri ben costruiti e che anche loro
cadessero nella polvere, con la loro smania di vincere” [Libro XXIII dell’Iliade]
Il percorso epico narrativo è un crescendo dove le chiavi e gli accessi sono rappresentati da gloria, profondità, sacrificio, sudore, disciplina e libertà in ideali trascendenti che puntano ad un Olimpo sacro. Non c’è prestazione ma onore al proprio discepolo interiore, devozione al corridore Filippide, archetipo del maratoneta, inebriato dal servizio verso la corona, mosso da un sì che lo fa dissolvere nella terra, le rende fermento vivo, scintilla nei venti di Zefiro.
Quei venti che sorridono, rincorrono e urlano accanto alla giovanissima Debora Compagnoni. Le cronache non lasciano dubbi: è una stella!
“Debuttò in campo internazionale in occasione dei Mondiali juniores di Bad Kleinkirchheim 1986 dove, non ancora sedicenne, vinse la medaglia di bronzo nella discesa libera; l’anno dopo nella rassegna giovanile di Hemsedal/Sälen 1987 conquistò la medaglia d’oro nello slalom gigante e nuovamente quella di bronzo nella discesa libera. Sempre nel 1987, il 28 novembre, ottenne il primo piazzamento in Coppa del Mondo, a Sestriere in supergigante.”
La montagna tempra offrendo parole tradotte in opportunità: dedizione, umiltà, forgiatura.
Per un atleta l’infortunio è la vertigine che proietta nell’abisso, nel limbo di un oblio personale. Per Debora il primo è la rottura del ginocchio destro, seguito da un grave blocco intestinale che ne mise a rischio la vita. Le alte vette non la lasciano, la reciprocità del rispetto portano queste due entità a nuove conquiste che non sono traducibili solo in termine di ori ma di apertura libera!
Dalla cronaca: 1989! Campionati italiani Compagnoni vince la medaglia d’oro in tutte e quattro le specialità in programma: discesa libera, supergigante, slalom gigante e slalom speciale.
Altri ostacoli, altre leve, scivolate personali e professionali eppure la grinta di una campionessa nell’anima vede la bellezza di una fanciulla eterna, vestita di neve che incanta con un aneddoto.

Si dice che una volta qualcuno chiese a Debora:
–Debora, grande condottiera, indicami la strada verso l’Olimpo, verso il successo!
Debora lo indicò senza esitare.
-Ma con tutto rispetto Debora, è la terza volta che te lo chiedo, e tutte e tre le volte hai indicato in quella direzione. Io mi diressi in quella direzione tutt’e tre le volte ma non ho trovato che fatica, dolore e avversità e non ho potuto continuare. Sei sicura sia quella la giusta direzione?
Certo – rispose Debora – il successo, l’Olimpo, si trova appena riuscirai a superare il dolore e le avversità!
La montagna costruisce se a lei ci si rivolge con silenzio, rispetto e impegno. Non c’è nessun confronto giusto o sbagliato con creste, tratti esposti e pendii, solo responsabilità, abilità a lavorare nel proprio profondo e essere coerenti con quel sì. Allora con il cuore in gola, vivi e stupiti si arriva all’Olimpo, fregiandosi di un blasone che è un nuovo big bang fatto di Neve e Fuoco sacro. Il sé diventa torcia olimpica che nel quotidiano si muove infiammandosi, celebrante, potente e vero.
La Regina delle Nevi è uno spettacolo teatrale che unisce il linguaggio della scena alla potenza evocativa dello sport, per raccontare – attraverso parole, immagini e movimento – le imprese e i valori dei grandi protagonisti dello sci italiano.
Gli atleti sono come arcani: prototipi di tenacia, eleganza e determinazione uniti ad un corredo più che universale impegno, rispetto, coraggio, resilienza, lavoro di squadra.
La montagna, il lago ghiacciato diventano un percorso iniziatico fatto di crescita, cadute e rinascite. La Regina delle Nevi è un omaggio al bioma della montagna, alle comunità alpine, a chi ogni giorno in ogni stagione si afferma in un habitat di crescita, scoperta e libertà.
Ottima è l’acqua e l’oro ardendo come fuoco splende nella notte al di sopra di ogni superba ricchezza; il valore estetico prevale su quello economico e se tu vuoi dare voce alle gare, cuore mio, smetti di cercare un altro astro più caldo del sole, che brilla di giorno nell’etere deserto, di giorno il sole con la sua luce nasconde tutte le altre presenti nel cielo le quali del resto non bastano a illuminare la notte[…]
Sia possibile che tu in questo tempo muova i passi in alto. [Olimpiche – Pindaro]
Le montagne temprino e parlino come sanno fare al nostro sè, discepolo di altitudini, con occhi arrossati dal candore della neve…
erica g







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