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Sordi, coraggiosi e bambini: ingredienti per la felicità

Feb 15, 2020
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La felicità è … mia moglie che dorme.

Per essere felici bisogna essere sordi ed anche coraggiosi. E se in un teatro, un fanciullino di nome Flavio Insinna chiede: “chi di voi è felice, alzi la mano“, si può ben immaginare come sia necessario intervenire su un pubblico che felice non è! Ma perché l’unico desiderio a cui tanto anela l’uomo appare così irraggiungibile? Perché non siamo più felici, lo abbiamo scordato?

La felicità è … svegliarsi ogni mattina.

Ma, almeno una volta nella vita, ciascuno di noi è stato felice! Flavio, arrivando con la sua piccola e sensazionale orchestra e, con una macchinina piena di emozioni e bigliettini su cui gli spettatori confidano cosa è per loro la felicità, ci dimostra che è accaduto, tanto che basta un suono per evocare quel ricordo! Il suono della campanella della ricreazione, ecco il momento in cui tutti, ma davvero tutti, sono stati felici! Ed allora su, che inizi la ricreazione e lasciamoci trasportare da Flavio e la sua compagnia di amici: cantiamo, balliamo, sospiriamo, stupiamoci, lasciamo a casa le pene di ogni giorno e dedichiamoci alla felicità!

Difficile descrivere un vero e proprio viaggio in compagnia di Flavio Insinna! Un compito che deve essere svolto in modo alternativo, improvvisato, proprio come accade in questo spettacolo! Così spunta qualche domanda, qualche pensiero che timido assomiglia ad un bucaneve. Si finisce con l’essere distratti da invenzioni, inversioni di rotta, musica, parti recitate, scherzi e momenti di profondo silenzio.

Continuiamo a chiederci: “essere felici, si può?”.

La domanda principe che fa da sottofondo a questa ricreazione e ci conduce a giocare con enormi palloncini rossi! L’unico vincolo è non fermare mai queste favolose bolle giganti! Tutti si alzano ed è un viaggio nei ricordi: si tornava a casa da scuola e ci si fermava al parco per fare due tiri in porta.

Felicità è … due occhioni grandi che aspettano il tuo ritorno alla sera accogliendoti con una quantità spropositata di saliva!

Quel prato, ah!, che momenti! Ragazzini, appena entrati nel liceo, ci ritrovavamo lì, tra altalene e un ponte tibetano non proprio intero! Il vento forte ed un aquilone, l’ultimo lavoro di gruppo delle scuole medie per il tema dell’amicizia. Ci guardiamo tutti e lo solleviamo, insieme. Iniziamo a correre e tutto prende uno slancio di energia, di sorrisi, di felicità.

Felicità è … alzarsi alle 11.30 la Domenica mattina.

Era di corsa, nervoso e teso per quel colloquio. L’agenda straripava di appuntamenti incastrati l’uno nell’altro. Doveva prendere la parola subito, come sempre da qualche tempo a questa parte. In ascensore nessun muscolo restava al suo posto. Era affannato. Con un gesto istintivo infilò le mani in tasca rovistando, benché sapeva che non avrebbe trovato nulla: il tic di svuotare le giacche sera e mattina lo accompagnava da quando era un adolescente. Eppure, inaspettatamente trovò un qualcosa di piccolo. Lo afferrò e di colpo si ricordò. Tanto tempo prima una ragazza di colore aveva donato a lui uno strambo frutto secco, assomigliante ad un’arachide. Ella aveva raccontato l’usanza del suo villaggio natale: si facevano essiccare così com’erano. Di sera, accanto al fuoco, raccontando storie tutti ne avevano uno. All’inizio ed alla fine di questi “raduni” si scuotevano contemporaneamente, producendo un suono magico, un tintinnio dolce e primitivo. Ogni pensiero veniva allontanato e spuntava subito un sorriso. Non avevano nulla per fare altra musica ma quel tin-tin bastava per essere subito leggeri e felici. La ragazza aveva regalato quel piccolo strumento ancestrale dopo aver assistito ad un corso lungo ore ed ore di quel professore così “grigio”, glielo aveva confidato ridendo. Sì, ora ricordava ritrovandosi con questa specie di arachide: se la portò all’orecchio scuotendola. Un attimo, un movimento impercettibile e gli angoli della sua bocca si incurvarono all’insù. La sera a casa avrebbe raccontato questo ai suoi cari, non le solite faccende di lavoro. E chissà, forse sarebbe nato un briciolo di felicità.

Felicità è … 30 in Procedura Civile.

Tanto tempo fa, presso un castello immerso nel verde, incastonato tra i monti  e custodito dagli spiriti del lago cristallino, si svolse una gara indetta dal Re e dalla Regina. Accorsero tutti i sudditi, nobili, esponenti della Chiesa, gente del popolo, soldati. Tutti arrivarono per assistere a quell’evento che voleva essere un momento di gioia. La gara, a cui avrebbero partecipato ranocchi, raganelle e rospi, consisteva nel raggiungere la torre più alta del castello. Al via, i concorrenti iniziarono a salire. Purtroppo tutti gli spettatori non incoraggiarono i partecipanti bensì iniziarono a ridere con sarcasmo, fischiando e prendendosi gioco di ciascun concorrente. La salita era faticosa, vi era tra i ranocchi chi soffriva di vertigini, chi era tanto disturbato dal rumore… alcuni tra i gareggianti cadde nello stagno. Rospi, ranocchi e raganelle ce la mettevano tutta ma la sfida diventava troppo ardua. Eppure, un piccolo rospetto, il più brutto e storpio si distinse dal gruppo per andare sempre più in alto nonostante la sensazione di vertigine, gli schiamazzi, l’invidia degli altri rospi. Tutto solo arrancava. Riuscì a raggiungere il traguardo senza nessun incoraggiamento. Era in cima. Gli spettatori, nobili, Re e Regina, soldati e clero, la gente tutta, vollero salire immediatamente per la curiosità di conoscere come quel rospetto storpio e brutto avesse fatto, non certo per congratularsi! Giunti in cima, videro il rospetto sgusciare velocemente in discesa verso il suo stagno. Rimasero sbalorditi, col fiato sospeso e la curiosità insoddisfatta. “Come è stato possibile?”, si domandarono sia gli umani che gli altri ranocchi. In realtà è un segreto che solo il rospetto conosce! Lui ora è felice sulla sua ninfea e la accarezza. E’ stata dura ma è riuscito a scalare quella torre! Del resto, lui è sordo…

Felicità è … Vittorio e Laura. Lui condottiero di una non-vita sino a che il suo sguardo non incontra gli occhi di lei, fino a che non arrivano a lasciarsi andare in un amore fatto di corpo ed anima, fino a che lui, Vittorio si addormenta con due baci di Laura, sulle proprie palpebre …

Essere felici… bisogna avere coraggio e trovare nelle piccole cose la briciola di quel seme da coltivare. Ogni giorno ha una sfida ma rimanere fanciullini ci porta a trovare qualcosa di buono in ciascuna circostanza. Vivere è il più grande dono ma anche il più importante “comandamento” affinché possiamo correre con quell’aquilone ridendo, nonostante le sfide che ci accompagnano!

Si ringrazia il Teatro Auditorio di Cassano Magnago

Si ringrazia Flavio Insinna e la Sua Piccola Orchestra

 

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