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Donne e Ricerca: Isabella Barbiero

Lug 03, 2018
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Isabella Barbiero: ricercatrice CDKL5 disorder

Il mondo della scienza è ampio, enorme, con infiniti progetti, svariate sfaccettature ed innumerevoli opinioni. Oggi, l’opinione che vogliamo sentire è quella di una donna strepitosa, Isabella Barbiero, che ha deciso di dedicare la propria vita alla ricerca per lo studio del CDKL5 disorder; una donna che passa le giornate in laboratorio, per amore verso la scienza, mettendo passione nel suo affascinante lavoro che, vorremmo approfondire.

Isabella, come è iniziato il tuo percorso? C’è stato qualche avvenimento in particolare, nel corso della tua vita, che ti ha spinta a prendere questa strada? Sei tutt’ora fiera di questa tua scelta?

Ricordo un episodio di moltissimi anni fa, frequentavo le scuole elementari e le mie conoscenze in ambito biologico si fermavano al concetto di cellula, stavo cenando con i miei genitori e in sottofondo c’era la voce di un giornalista televisivo di cui ora non ricordo il nome, che raccontava del progetto genoma, i progressi raggiunti dagli scienziati e il significato che questo voleva dire in campo medico-biologico. Fece un’interessate digressione sul DNA, la molecola invisibile costituita da piccoli “segmenti” chiamati geni che hanno la capacità di definire le caratteristiche degli individui. Ero completamente assorta da quella affascinante spiegazione, non riuscivo a capire in quale modo gli scienziati potessero studiare qualcosa di invisibile e come questa piccola molecola avesse l’immenso potere di dettare i tratti degli essere viventi. Bene, girai ovviamente questa domanda ai miei genitori, mamma ostetrica e papà operaio, i quali risposero molto onestamente che non era una domanda semplice e che per rispondere in modo esaustivo occorreva una conoscenza maggiore sull’argomento, ora mi rendo conto che avevano perfettamente ragione; in ogni caso guardai mia madre e le dissi che io da grande volevo fare quello, volevo studiare il DNA così come facevano gli scienziati. Ripensando a questo episodio mi viene da sorridere, ma mi rendo conto che era solo l’inizio di un qualcosa che non so definire in altro modo che amore. Mi chiedi se sono tuttora fiera di questa scelta, in tutta onestà credo che la ricerca non sia una scelta, è un desiderio che nasce dal profondo e quando capisci che non puoi farne a meno, è un dovere morale non fermarsi ma lottare per andare avanti anche quando le condizioni sembrano avverse.

Come lavori dietro al bancone del laboratorio, quali emozioni provi nel sapere di lavorare per poter aiutare il prossimo e dare una possibilità di vita migliore alle bambini afflitte dal CDKL5-disorder?

Il bancone è il luogo dove le ipotesi sperimentali prendono vita. Come viene generata un’ipotesi? Racchiuderei questo processo in tre parole: studio, osservazione, intuito. La combinazione di questi tre elementi genera la tua ipotesi e, sottolineo tua, proprio per enfatizzare il rapporto che si insatura tra te e il progetto che stai portando avanti, un rapporto che definirei morboso, è un pensiero che non ti lascia mai in pace, delle volte sogni gli esperimenti che potresti fare, altre volte ti svegli nel bel mezzo della notte con l’ansia di aver dimenticato di fare qualcosa importante. Tutto questo dà luogo ad un senso d’irrequietezza che cessa nel momento in cui tutti i tasselli del tuo progetto si uniscono e ti danno un risultato, ovvero la risposta alla tua domanda iniziale: “quello che avevo ipotizzato è vero o no?”, se la risposta è “no”, non è una sconfitta, se ne prende atto ed è buona cosa avvisare la comunità scientifica del risultato inatteso, se la riposta è “si” ti posso assicurare che vivi dei veri e propri momenti di pura felicità, perché hai la sensazione che il tuo lavoro in qualche modo stia contribuendo ad ampliare le informazioni su questa devastante malattia ed è proprio in quei momenti che la figura del ricercatore si avvicina a quella del paziente. Noi ricercatori, infatti, non abbiamo le competenze per operare direttamente sui bambini/e affetti dal CDKL5 disorder, ma siamo consci che il nostro lavoro getterà le basi per velocizzare lo studio della malattia e per indirizzare i medici su eventuali interventi terapeutici. A tal proposito, una delle linee di ricerca intraprese dal mio PI (Principal Investigator) Charlotte Kilstrup-Nielsen, è proprio quello di testare la potenzialità di molecole che speriamo possano entrare in fase pre-clinica e clinica per il CDKL5 disorder.

C’è qualcuno, nel mondo della scienza ed in particolare in quello della ricerca, da cui hai preso o tutt’ora prendi ispirazione?

Assolutamente sì, sono davvero molto affascinata dagli scienziati che hanno lavorato alle loro scoperte alla fine nel 1800 e prima metà del 1900. Quelli sono stati anni di grande fermento scientifico, ricordo tra tutti Einstein e la teoria della relatività, Pasteur e la nascita della microbiologia, Marconi e la telegrafia senza fili o ancora la scoperta del DNA che ha coinvolto numerosi scienziati partendo da Griffith e terminando con Watson, Crick e la Franklin. La ragione per cui mi affascina molto questo periodo e di conseguenza i suoi protagonisti, nasce dal fatto che nonostante la “primordiale” strumentazione tecnica e il periodo storico caratterizzato dalle guerre mondiali, questi scienziati hanno letteralmente cambiato il corso della storia scientifica. Rita Levi Montalcini  nel suo libro “Elogio dell’imperfezione” afferma che nella ricerca scientifica nulla conta maggiormente che

“la totale dedizione e il chiudere gli occhi davanti alle difficoltà: in tal modo possiamo affrontare problemi che altri, più critici e acuti, non affronterebbero”.

L’enorme devozione che tutti questi scienziati avevano in quello che facevano gli ha permesso di entrare in modo indelebile nelle pagine di storia e io non posso far altro che ammirare con tacita devozione tutti questi grandi uomini e donne che ci hanno preceduto.

Stai lavorando a qualche progetto in particolare a cui tieni molto?

Direi proprio di si, è un progetto che mi appassiona moltissimo, sto conducendo studi pre-clinici con un nuovo farmaco che potrebbe andare ad agire sulla struttura del neurone malato. Abbiamo dati incoraggianti che dimostrano un effetto benefico di tale molecola su cellule neuronali prive di CDKL5; ora vogliamo capire se anche in vivo, ovvero in un sistema complesso, il farmaco possa avere un potenziale terapeutico.

Quali sono i tuoi obiettivi lavorativi? Hai già raggiunto dei traguardi che ti eri prefissata? Ti senti migliorata, maturata e lavorativamente cresciuta dall’inizio della tua carriera ad oggi?

Credo che prefissarsi degli obiettivi non solo nel lavoro, ma anche nella vita di tutti i giorni sia fondamentale per rimanere attivi. Il dottorato in neuroscienze e le pubblicazioni su riviste scientifiche di progetti relativi allo studio del CDKL5-disorder sono sicuramente primi importanti traguardi che mi hanno dato e mi danno tuttora la carica per spingermi sempre più in là. Raggiungere dei traguardi vuol dire mettersi costantemente alla prova e questo continuo lavorare su stessi ti porta inevitabilmente a crescere, ad affrontare un problema sperimentale analizzandolo da varie prospettive. Sicuramente non sono più la ragazza che al primo anno di dottorato con cautela si accingeva ad intraprendere il percorso nel mondo della ricerca, mi sento maturata da allora ad oggi, ma ho la consapevolezza che il cammino è ancora lungo e le cose da fare e da imparare sono così tante che una vita intera non basterà.

Il CDKL5-disorder è una malattia ancora troppo poco discussa: CDKL5 ne è la causa ma noi, vorremmo saperne di più: come puoi descrivercela, a quale parte di studio ti dedichi?

Il CDKL5-disorder è una malattia genetica rara che si manifesta a pochissimi mesi di vita con la presenza di crisi epilettiche non trattabili farmacologicamente. Inoltre il quadro clinico dei pazienti affetti da questa patologia è aggravato da assenza di linguaggio, movimenti stereotipati, una grave ipotonia, tratti autistici e più in generale dalla compromissione dello sviluppo psichico e motorio. Come si intuisce è una malattia che non dà tregua, insorge praticamente alla nascita e peggiora inesorabilmente con la crescita. Il CDKL5-disorder è causato da mutazioni, ovvero cambiamenti della sequenza di DNA, del gene CDKL5 da cui prende appunto il nome la malattia; ma cosa rende queste mutazioni così pericolose? Il fatto che se CDKL5 era abituato a espletare determinate funzioni all’interno del neurone, con la mutazione non riesce più a svolgerle, di conseguenza tutto il sistema va a rotoli. Ora la domanda è: “a cosa serve CDKL5?” questo è proprio quello che noi ricercatori stiamo cercando di capire e per far ciò svolgiamo una serie di esperimenti, per esempio “aboliamo” con tecniche particolari l’espressione di CDKL5 dalla cellula neuronale e andiamo ad analizzare quali funzioni della cellula stessa vengono alterate; grazie a questo approccio abbiamo per esempio scoperto che CDKL5 è importante per mantenere la “forma” o per meglio dire la morfologia della cellula neuronale e la composizione di recettori di membrana, la sua assenza infatti rende i neuroni più atrofici e meno capaci di attuare una corretta comunicazione con gli altri neuroni adiacenti. Io in particolare sto cercando di capire il motivo per il quale la morfologia del neurone è alterata. Queste informazioni sono importanti perché ci permettono di aprire nuove strade per l’introduzione di potenziali farmaci che possano ripristinare specifici deficit causati da CDKL5 non funzionale.

Quando incontri delle difficoltà, come le affronti? Come reagisci ai fallimenti? Qual è la tua etica in questo campo lavorativo? Vedi le difficoltà come delle sfide che ti possono aiutare a crescere, o le vedi solo come ostacoli?

Se fosse facile venire al mondo probabilmente non apprezzeremmo la vita e se avessimo forza ed energia sufficiente per compiere grandi trasporti non avremmo inventato la ruota. Gli ostacoli non solo fanno parte della normalità ma sono fondamentali per aguzzare l’ingegno: il problema non è l’ostacolo, la vera fatica sta nel trovare il modo per superarlo. La parola “fallimento” nella ricerca è un termine anomalo, non esiste un fallimento assoluto, per esempio un esperimento può non riuscire per mille ragioni tecniche ma in quel caso basta rifarlo, alla fine affinando il protocollo sperimentale verrà; oppure potresti ottenere un risultato che non ti aspettavi e che tu stesso pensavi fosse il contrario, ma anche in quel caso non si può parlare di fallimento. Il compito del ricercatore è proprio quello di ricercare la verità e se questa si presenta in un modo che non ci sapremmo aspettati, poco male, sempre di verità si tratta. Ciò che davvero conta è lavorare con precisione, essere meticolosi e usare tutti i controlli opportuni: solo in questo modo il risultato sarà inconfutabile e tu sarai certo di aver descritto la realtà.

È importante lasciare “il segno” e, in questo caso, noi vorremmo ci lasciassi qualcosa su cui poter riflettere e di cui poter discutere; Isabella, cosa diresti ai giovani, possibili futuri ricercatori? Quali sono i tuoi consigli?

Uno dei più grandi problemi della ricerca in Italia è che non ci sono prospettive contrattuali e remunerative a lungo termine. L’iter di un ricercatore è estremamente tortuoso e questo scoraggia facilmente perché è bello seguire la propria passione ma non per questo l’affitto a fine mese ci viene risparmiato. Così si finisce per investire tanti anni in quello che si ama fare per arrivare a sentirsi dire che i soldi sono finiti e non è possibile rinnovare la borsa di studio. E a questo punto che si fa? Purtroppo non ho una risposta a questa domanda, ma ho una grande determinazione. Il messaggio che mi sento di dire è ciò che ripeto a me stessa ogni giorno è “non abbatterti”, se avete capito che volete fare i ricercatori fate in modo che nulla si metta tra voi e il vostro obiettivo e se anche questo accadesse impegnatevi a trovare il modo per aggirarlo: partecipate a congressi, stringete collaborazioni, scrivete progetti, se sono promettenti prima o poi qualcuno se ne accorgerà, non siate individualisti ma cercate sempre il confronto, strumento indispensabile per affinare le proprie ipotesi. Investite e soprattutto credete in voi stessi.

Isabella Barbiero: per informazioni vedere qui
Associazione L’albero di Greta (Associazione italiana CDKL5): www.lalberodigreta.org

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