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Daniele Vallet ed il suo primo Perché: divertirsi

Nov 26, 2021
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 "Daniele quale è il tuo primo perchè? Perché nove mesi in bicicletta, senza nessun agio, vivendo solo di ciò che il giorno e quel che si incontra o resta assente, propone? Perché il viaggio tra i giganti himalayani, in solitudine, con alcune cartine in mano e l'affidamento esclusivo alla Natura in fondo, alla gente umile e così lontana dalla secolarizzazione?"

"Perchè mi diverto!"

Questa premessa è necessaria. Le tre parole che compongono la risposta di Daniele Vallet ad uno dei differenti quesiti posti, sono un'anticipazione di una filosofia da subito percettibile.

Si arriva ad un certo punto della vita dove è necessario fare quello che piace, quello che diverte, quello che muove o meglio, dà motivazione a muovere lo spirito e le membra.

Perché è vero, ci vuole la sicurezza economica, perché qualcosa per campare occorre ma tutto questo ha valore fino ad un certo punto, tutto si può portare ad un limite soglia, oltre si diventa scontenti, oltre ci sono i pensieri pesanti, le preoccupazioni che agganciano, le discussioni per le misure di un tavolo prese alla bell’e meglio, le riunioni sfiancanti per mantenere l’ambito posto fisso.

Si inizia per gradi a fare ciò che piace, ciò che attrae con un certo magnetismo, con un fascino che non solo seduce, promette bellezza e fatica, chiede un conto elevato ed offre però un guadagno inimmaginabile.

Passo, passo ci si avvicina alla consapevolezza di un cambiamento da effettuare interiormente ed esteriormente: si abbraccia uno stile di vita che parte dal poggiare i piedi per terra, sfruttandoli, adagiandoli su un giardino che si muove insieme a sé stessi, diventa un tutt’uno con il proprio intento, si crea e si diffonde un microcosmo sostenibile. Si ha la testa tra le nuvole, con gli occhi puntati alle cime maestre di Nepal e Tibet, a quei giganti che insegnano silenziosi uno stile di vita in cui non ci sono i pensieri frivoli.

Quegli stessi giganti muti instillano emozioni dopo che hanno messo alla prova, le impiantano e chiedono al corpo ed allo spirito di fagocitarle: è vero, nel quotidiano non potranno essere rivissute con la medesima intensità eppure sono lì, pronte ad essere richiamate e definite, seppur nella forma di lucenti cristalli.

“Non ho più paura di nulla”.

Dopo giorni di cammino ai piedi delle vette tibetane, in cui gli unici compagni erano la solitudine e l’odore delle cartine da consultare, intento a domare le pieghe formatesi con lo spirare dei venti sferzanti, Daniele Vallet, conquista tale pensiero, realizza con forza questa unica ed irripetibile emozione. È un sentire profondo, di cosa si può avere paura quando si è in queste terre abitate da scale di intensità e densità crescenti?

È vero, la convinzione in viaggi di questo calibro è la rivelazione di grandi aspettative spirituali, di cambiamenti, di rivoluzioni  interiori: c’è tutto questo eppure, la consapevolezza antecedente alla conversione ambita da molti è differente.

Lì, tra quegli altipiani, ad un’altitudine in cui i polmoni faticano, il cuore accelera e rallenta ed ogni capillare si deve ri-organizzare, si resta soli, senza paura di nulla, con la certezza che la morte può far visita da un momento all’altro. Dinanzi a questo c’è una sorta di accettazione serena. E' il ciclo della vita e noi come uomini ne facciamo parte.

In fondo è la sopravvivenza a dettare il ritmo, il posizionare una tenda, il trovare un luogo per soddisfare i minimi bisogni, raggiungere un tale punto indicato con una crocetta rossa su una cartina prima che la seconda goccia di pioggia renda già scivolosa la via.

È la sopravvivenza medesima, a far scegliere di percorrere questi altipiani in modo informale, non turistico, per apprezzarne la rude fattezza, l’elegante imponenza, l’ordinaria esistenza della gente del luogo, l’umanità vera, briosa come sangue vivo, zampillante di quei visi forse un po’ appiccicosi e spruzzati di fango, ma pieni di una bellezza splendente regalata dal riflesso dell’Himalaya, la casa delle nevi, capace di purificare.

Un viaggio (descritto nel suo libro "Nella Terra dei Giganti - In cammino tra Nepal e Tibet") che è una ricerca, che implica meditazione, che allena e tempra una mente già performata ad una filosofia Zen. Questa formidabile mente, e questo instancabile cuore portano il nome, appunto, di Daniele Vallet, valdostano, inconfondibile nell’accento e nel parlato, ricco di pacatezza e racconti quotidiani.

Nelle sue consonanti e nelle sue vocali, così come nei suoi muscoli e fasci nervosi, ci sono molte vibrazioni! Quelle della sua storia personale ed originale di un montanaro sportivo, alternativo, intraprendente e, quelle delle storie raccolte macinando milioni di metri, accorgendosi di quanta buona umanità ci sia ancora!

Non solo le miglia però alimentano la fiaccola di Daniele, fiero di condurla per il mondo, orgoglioso di essere un testimone ardito di un'avanzata, un percorso di decine di migliaia di chilometri, svolto nel culmine dell'emergenza sanitaria (il viaggio di Daniele in biciletta copre il periodo Febbraio - Ottobre 2021) , quando tutto il globo si ritrovava con assi di legno inchiodati agli infissi e lui, Vallet il Valdostano, con due ruote, tanto desiderio e un ingranaggio pronto a ingaggiare una sfida memorabile, per nove mesi, percorreva l'Europa! La meta iniziale era il Congo, un cambio, un imprevisto: senza paura, Daniele ha girato la sua bicicletta di 180° e da Gibilterra ha puntato a Capo Nord! Un'esperienza unica, necessaria, non poteva restare ancorata ad una placenta oramai formatasi nella mente e nel cuore di Vallet.

Quel sentire agitato, doveva diventare neonato per diffondere la missione e la filosofia di un valdostano capace di ribaltare le convenzioni!

C'è l'urgenza impellente di mettere nero su bianco i raccolti e le sementi che metro per metro, uomo per uomo, hanno raggiunto la personalità di Daniele.

Non può tacerle!

Devono esprimere quella dimensione sociale e sostenibile per creare e co-creare un piccolo cosmo in cui la speranza è ancora nell'uomo. Presentando i suoi libri, Daniele vive i suoi viaggi in un altro modo, con prospettive ed occhi di chi resta stupito, sbigottito e affascinato.

  • C'e ben più di una raccolta fondi per un investimento di biciclette in Africa.
  • C'e ben più di un incontro di meditazione con il Dalai Lama.
  • C'e uno sconfinato oltre rispetto agli sfiancanti ed esilaranti momenti che fanno luce sulla verità di pagine vissute e non citate nei libri... le immagini che Daniele fa dei Balcani (un altro dei suoi memorabili viaggi), lasciano un' asprezza nostalgica: si sarebbero dovuti conoscere meglio quei popoli, per offrire il giusto aiuto!

Daniele offre quell'oltre. Nel suo pedalare, nel suo raccontarsi, nel suo illustrarsi, mette a disposizione un posto accanto a lui, propone delle tappe insieme, semplicemente per un motivo:

Divertirsi.

Così si è liberi. 

Sganciati dai pensieri ordinari.

Sentire parlare Daniele è ascoltare il flusso accomodante di un saggio Maestro Zen! Sfogliare i suoi album ed i suoi pensieri fissati con la china, è prendere un pezzetto dei suoi sforzi nelle salite e provarlo, portarlo con sé, nel salvadanaio di ciò che si può realizzare per un percorso sostenibile volto alla crescita di sé, per sé, con gli altri.

Per conoscere di più in cosa consiste concretamente la mobilità sostenibile promossa da Daniele (iniziata con il progetto pilota Boudza-Té - curioso è il termine, in dialetto valdostano, che significa "muoviti") è possibile seguire le sue pagine Facebook ed Instagram, accompagnandolo in una parte di viaggio, lasciandosi trasportare da ciò che suggerisce a ciascuno questa filosofia di vita Zen!

Un grazie speciale a Daniele Vallet per la passione e dedizione in quello che fa, per crederci e non lasciarsi ancorare da superficiali e volatili "banalità di mondo".

erica g.

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