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Tra colori e balalaika apriamo le danze a Natale

Dic 24, 2019
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Sul tavolo di legno una scatoletta variopinta: reca i colori del Natale. C’è il rosso sgargiante, il verde, il bianco, il blu e l’oro. Il nastro è argento e viola. Alcuni colori richiamano il vestito che indosso, non conosco la cagione di una scelta così azzardata ma avevo bisogno di essere avvolta da nastri e luce.

E’ sempre bello e nostalgico ricordare il significato di ciascun frammento di luce, vecchi istanti affiorano alla memoria tanto da far rivivere il momento come se fosse presente. Tanto da farmi danzare sola, in quella vecchia stanza, vicino ad un tavolo su cui è stata posata quella vecchia scatoletta. La memoria è bizzarra e sceglie per me delle note che portano a girare docilmente in tondo, per celebrare il Sole, il mio amato Sole.

Sole, luce bianca, ogni passo e movimento tu lo consenti, doni raggi alla Terra, alla madre Terra, sei incanto e terrore per molti. Sole, amato disco celeste che avvolgi con sicurezza e protezione ogni frutto, ogni creatura, ogni piccola cresta di mare… a te ciascun passo in questo giro è donato. A te è rivolta tale benedizione. Tu, Sole che scomponi la luce e ci fai vivere nei colori. Ah, che gioia cantarti e danzarti.

Questo vortice in cui mi ero gettata era così sublime e magico tanto da farmi credere di essere in quel campo con tutti i miei fratelli, le amiche d’infanzia e quel giovane che tanto pazientemente mi illustrò il sapere dei colori e di una terra tanto amata quanto vasta e segnata dalla Storia. Una terra ricca di valori, battaglie, gesta, nobiltà, pericolo. Una terra in cui Generale Inverno detta le sorti di centinaia e migliaia di vite. Una terra in cui la danza da sempre è nelle cellule e nelle fibre di uomini e donne. Tutti danzano, in cerchio o per file, ruotano su se stessi, compiono infinite giravolte, si sollevano, piroettano senza stancarsi. La danza è preludio a qualsiasi attività. La musica accompagna e sostiene. Una balalaika consunta è pizzicata da quel vecchio pieno di rughe, che tanto conosce… non mi stupirebbe sentirlo parlare dello Zar e della leggenda di Anastasia.

Il rosso è il coraggio di una leonessa, la generosità di un pastore e l’amore di chi incantato vive nell’altro. Sì, la Storia dà il significato del movimento dei bolscevichi ma perché trovare solo la politica in una bandiera. Quel pezzo di stoffa racchiude ben più di un regime, contiene il sangue, la vita ed i sogni di un popolo! Il bianco è la franchezza e la nobiltà nonostante il candore della neve nella sconfinata steppa Russa porta ad addormentarsi e a risvegliarsi in campi pieni di fiori, lontani dagli affetti e da una patria che non sempre ha capito e qualche volta ha solo ferito. Il blu canta la fedeltà e la saggezza tramandata pazientemente in quei campi, nelle isbe… ricordi? Quella bella isba dove sempre ci recavamo in estate, immersa nel verde, vicino al laghetto. I ragazzi e le fanciulle si divertivano così tanto a danzare di pomeriggio, rappresentando le scene della natura con passi e salti così veloci da apparire elementi stessi di un lembo di terra incontaminato. Eravate così felici!”

Dialoghi nella mente si fanno strada… ah cara nonna, ricordo bene quelle estati!

E l’ultima sera, prima di tornare a casa…che delizioso attimo! Indossavamo i nostri abiti più colorati e luccicanti: oro e verde e rosso! In mano un fazzoletto bianco ricamato, in pizzo. Piccoli passi impercettibili, scivolavano lungo il pavimento e poi come libellule a correre e saltare una per una, sfilando davanti agli ospiti a ritmo di una balalaika vivace e contenta. Ecco che i ragazzi ci raggiungono, un cavaliere per ciascuna dama! Giochiamo con quel fazzoletto, ci scambiamo di posto, creiamo liane e file e piroettiamo: gira, gira, gira, gira e gira fino a che in un abbraccio apparteniamo uno all’altra legati da un sottile lembo di pizzo.

La danza è finita, la musica è spenta e i ricordi si affievoliscono… mi riportano a questa stanza, a questa scatoletta e decido di aprirla: una matrioska. Con delicatezza metto in fila le bamboline ma quando arrivo all’ultima trovo un fazzoletto di pizzo. Mi precipito fuori dalla porta e corro lungo quel tratto di steppa, sotto la neve sino alla fontana. Le vie sono un po’ cambiate ma corro! Infine lo vedo: sono trascorsi esattamente sette anni ed è la Vigilia di Natale. Senza dire una parola inizio a volteggiare e scivolare agitando il fazzoletto. Lui avanza e fa la sua prima giravolta sollevandosi.

E così riprendiamo a ballare.

C’è un vecchietto con una balalaika…le sue note contengono un goccio di tristezza, una buona dose di speranza, un’infinità di amore per una terra che sa donare dopotutto… e la mia risata risuona cristallina come i tacchetti su quel granito attorno alla fontana, come il nostro sorriso!

Si ringrazia il Teatro Giuditta Pasta di Saronno

Si ringrazia il complesso Accademico Statale RUSSO “E. POPOV” di Ryazan

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