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La Cassandra di Silvia nata da un Sogno

da | Ott 30, 2023 | Arte & Teatro | 0 commenti

Cassandra – da uno studio su Eschilo, Christa Wolf e Wuslawa Szymborska | Una produzione di Silvia Priori – Teatro Blu Cadegliano | In collaborazione con l’Università degli studi dell’Insubria di Varese

Sono io, Cassandra.

E questa è la mia città sotto le ceneri.

E questi i miei nastri e la verga di profeta.

E questa è la mia testa piena di dubbi. – Wislawa Szymborska

*

La parola mito trova la sua etimologia in ‘mythos’ (μῦθος): si presume derivare dalla radice di ‘myo’ (μῦω). Il senso è che per trasmetterne le verità nascoste bisogna chiudere le labbra (my-), poi trattenere la lingua tra i denti (-th-), come si fa per un segreto.

‘Myo’ è alla base di ‘mysterion’ (μυστήριον). Questo indica che solo dopo aver custodito tra le proprie membra umide il segreto, allora lo stesso può fluire (-os), a poco a poco, perché il mito per svelarsi vuole il silenzio e richiede di essere ripetuto e riascoltato innumerevoli volte in innumerevoli tempi e luoghi. | dalla Lectio Magistralis, a cura dei docenti Paola Biavaschi e Mario Iodice, come introduzione della première di <Cassandra> una produzione di Teatro Blu Cadegliano

*

credits Stefania Nocca

Cassandra è più di una donna, anzi, è più di un essere vivente. Solo il suono evoca una verità che tardiamo a comprendere. Eppure già nelle lettere di cui il nome è composto si potrebbe avere la coscienza di tutto: basterebbe osservarle, ascoltarle e pronunciarle.

Si avvertirebbe il piacere del suono, il destino, il fato, la possibilità di scrivere una pagina di storia che in realtà non sarà mai scritta.

Nella sola pronuncia la combinazione di vocali e consonanti, si apre al mito, all’archetipo, al reale che spesso fatica ad essere interpretato, eppure basterebbe così poco per abbattere le barriere della veglia e del sogno, affinché tutto sia possibile.

Scostare le tende, colorate, che si interpongono tra gli occhi del mondo e quelli dell’onirico, accedere ad una chiave interpretativa, l’unica possibile per vivere, essere, prendere le membra di Cassandra, una sacerdotessa, additata come strega, veggente denigrata, profetessa emarginata, trionfo di Agamennone, fanciulla strappata dall’infanzia per aver conservato l’orgoglio e la dignità.

La sua virtù, il suo dono derisi. D’altronde chi non denigra l’evidenza se scomoda? Chi non sogghigna tronfio di sé dinanzi ad una voce che reclama attenzione, cautela, coraggio, chiedendo di screditare un falso vitello d’oro (in tal caso il Cavallo di Troia), per la salvezza di un popolo?

Perché i vizi che ottenebrano il maschile ed il femminile sono innati, rendono bestia ogni lato più perverso dell’ingordigia, se non trovano un’altra via. Cassandra offre questa possibilità, la annuncia mediante i sogni. Pronuncia quel che è stato, quel che è e quel che sarà. Proprio all’intersezione tra questi tre vettori troviamo lei, la donna, la fanciulla, la giovine disprezzata che insiste, vede le sue radici strozzate dalla furia bestiale di Achille, ha tra le braccia il suo sangue, tenero fratello a cui è stata eradicata la vita medesima.

credits Stefania Nocca

Cassandra prova ad indossare l’elmo, le vesti sacerdotali, brama Enea, più di tutto però promuove infine la libertà: a questo mirano le sue denunce, le sue grida muta. Perché alcuni momenti non possono avere altro che un acuto morente, sillabe che si districano in una gola arsa, affilata dallo strazio di abusi fisici e mentali. Cassandra conosce entrambi. Sino alla fine, benché veda, legga nei sogni, le sue personalissime rune, il disegno dell’epilogo, prega Clitennestra di chiosare gesti veramente eroici, degni di una donna, al culmine delle proprie sapienze, dei propri talenti. Invece prevale l’ottuso volere piccato dalla gelosia, dalla vendetta, dalla fame avara.

*

È andata come dicevo io.
Solo che non ne viene nulla.
E questa è la mia veste bruciacchiata.
E questo è il mio ciarpame di profeta.
E questo è il mio viso stravolto.
Un viso che non sapeva di poter essere bello.
– Wislawa Szymborska

*

Silvia Priori supera le proprie interpretazioni cucendo su di sé una Cassandra che è sogno, voce e fedele sentinella di quello che può accadere. Sa gli appellativi che a lei riservano, una pazza, una strega, una punita di Apollo. Eppure continua incessantemente ad elargire le profezie, le adorna della bellezza dall’alto, delle stelle, da lì invita a guardare, invita alla prudenza.

Nessuno la ascolta.

L’interpretazione, l’espressione, la cadenza di ogni attimo e movenza, eleva la ricerca di Silvia ad un viaggio più che nel mito, dentro di sé. C’è voluto un sogno affinché Silvia stessa potesse scrivere di Cassandra. Ci sono volute le tende gialle, arancioni, grigie per arrivare alla dimensione onirica da cui profetare.

Cassandra ha consegnato un oracolo e Silvia magistralmente ha raccolto il testimone. Potenza, densità, bellezza classica che invadono le vesti, le pelli, le fibre di chi incontra la sacerdotessa. Subito dopo si ha bisogno di stelle, di guizzare nell’acqua, nello stesso modo in cui la giovine figlia di Priamo ora celebra la libertà, scevra da ogni giudizio e scherno, fissata per sempre come costellazione.

Dopo la première nazionale “Cassandra” seguirà il Tour, per aggiornamenti e date www.teatroblu.it

Si ringrazia la toccante dolcezza di Silvia Priori, l’accoglienza di Teatro Blu e del Cinema Teatro Nuovo di Varese, tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione dello spettacolo

erica g

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