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50 volte Teatro: la vista per arrivare dove le aquile

Lug 20, 2019
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Vedere uno spazio, un palco nudo, senza troppi addobbi e scevro da lussi scenografici fa sorgere un quesito spontaneo: la regia si è dimenticata qualcosa?

Un palco con il suo bel pavimento tirato a lucido è capace di offrire la sua essenza, la sua purezza benché per molti spettatori sia un segnale di mancanza, di trovarsi di fronte ad una stanza troppo spoglia. Come può una trama imponente e di ampio spessore quale è la Bibbia essere tradotta in un palcoscenico pressoché svestito?!

Vedere per osservare, vedere per giudicare, vedere per categorizzare… l’uomo sarà ancora capace di vedere per vivere oltre l’idea di giusto e sbagliato?

La vista è uno dei sensi più belli e più utilizzati. Talvolta è così scontato impiegarla che diventiamo un po’ superficiali nel trattare le informazioni che recepiamo attraverso gli occhi. Ecco perché dobbiamo sforzarci di apprezzare le informazioni svestite e rese nude da qualsiasi fronzolo ed ornamento.

Il termine “nudo” ricorda un episodio di grande forza simbolica: Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden si sono visti svestiti, dopo aver mangiato il frutto dell’albero proibito ed i loro corpi erano esposti a chiunque, soprattutto a Dio! Gli occhi di Adamo ed Eva si sono aperti oppure si sono chiusi dopo aver acquisito la conoscenza umana?

E’ una domanda che apre tantissimi scenari e riflessioni a partire dai più piccoli gesti quotidiani. A ben pensarci di fronte ai giorni che scorrono, alla pioggia, ad una notizia, al superare un esame, al rispondere ad una telefonata, a discutere con un amico, apriamo o chiudiamo gli occhi? Ci poniamo nudi o pieni di strati di vestiti?!

Essere nudi a volte è un bene! Nel dipinto della Creazione di Adamo, l’uomo è nudo e tocca con un dito il Creatore, il Padre. Le due dita si sfiorano e lo sguardo dell’uomo si perde in quello di Dio e viceversa. Senza barriere, si vedono esattamente come sono.

Tuttavia l’uomo sceglie una visione differente per cui ha bisogno di maschere: questo emerge dagli episodi della Bibbia sia che essi siano simbolici che storici.

L’uomo filtra ed ha bisogno di filtri: ma allora come possiamo sfruttare al meglio gli occhi? Come essi ci possono raccontare la verità?

Con l’allenamento! Allenare gli occhi, lo sguardo la vista ad identificare ogni percezione, ciascuna informazione, gli eventi esattamente per quello che sono, senza sovrastrutture, nella loro nudità. Ed è necessario allenare un po’ se stessi a svestirci, non per semplificare, ma per tornare alla bellezza del piccolo.

Alcuni racconti della Bibbia fanno da sfondo all’umiltà ed all’eleganza di campi di grano, uccelli che non si preoccupano di nulla, nemmeno del cibo, se non di volare.

Dio è un grande regista e si può tranquillamente immaginare che sorrida, vedendo i sui figli, gli uomini, a destreggiarsi tra le contorte e stravaganti trame della vita quotidiana. Sì, gli uomini combinano tanti pasticci e quando proprio è impossibile mettere un semplice freno alle azioni sconsiderate, ecco, Lui interviene!

E fu così che venne il Diluvio!

Ma essendo un Buon Padre, sa anche perdonare le marachelle di discoli e capricciosi bambini. Ecco, dovremmo tornare a vedere come i bambini, al pari degli infanti: occhi innocenti, occhi furbi ma che sanno comprendere oltre la siepe dei pregiudizi e delle differenze di classe, di colore, di pensiero. Gli occhi dei bambini osservano con armonia, la loro vista suggerisce un equilibrio.

Spalancare gli occhi sul mondo e su quella pecorella che fa il suo ingresso nel palcoscenico reso vergine da qualsiasi artificio. Spalancare gli occhi ed ascoltare qualche frammento di Bibbia, qualche episodio nella divertente visione di Paolo Cevoli.

N.d.R “50 volte teatro” per il 50° Anniversario del Teatro Auditorio di Cassano Magnago

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