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Padri, figlie, partenze, favole e realtà

Ott 17, 2021
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Caro Papà.

Ah! Mi pare assurdo scrivere queste due parole.
Nero su bianco, aggettivo e sostantivo, qualità e soggetto, vincolo e appartenenza, storia e domani, tu ed io.

E in tutte le cose che ci siamo detti c'era la forza soverchiante di una grande assenza:

  • la tua: preso da mille impegni, dal tuo ego, dal tuo essere permaloso e dal tuo lavoro.
  • La mia: dettata dalla chiusura, dall'abbandono del sentimento mitologico verso una figura paterna per giungere a quella di un essere multiforme verso cui sono incapace di provare affetto ma solo il fiele della delusione.

Adesso devi insegnarmi a guidare; in una delle clausole del mantenimento - quando le ricordi - c'era questo patto. Al compimento della mia maturità mi avresti dato lezioni di guida.

Oggi sei in ritardo, beh, lo sei stato per questi quasi vent'anni. Parlo con la mamma e sto per andarmene dopo un'epocale e stenuante attesa quando eccoti, allampanato con le mani dietro la schiena -non mi compri con i fiori malcelati dalla tua costituzione!-, con le tue freddure -come hanno fatto ad avviarti alla carriera di attore!- e quel sorriso fresco e inamidato da spot pubblicitario (solo tu potevi accettare di essere testimonial del famoso lassativo!).

Con i tuoi ritardi che avrebbero fatto scappare chiunque, ci siamo addentrati nel circuito stradale per affrontare il mostro dell'inserimento in prima e quel magma indecente della partenza in salita (poi nella Pianura Padana dove è la nostra città, trovarne una, di salita, sa più di utopia che di speranza!).

Questi diciotto anni sono arrivati tutti nelle lezioni di guida.
Dai ricordi al presente.
Dagli avvenimenti di ieri ai battibecchi perenni ed esplosivi di ciascuna lezione.

  • Perché ci incontriamo?
  • Perché mi guardi con quegli occhi quando sono una delusione già per me stessa?
  • Perché di fronte al non bene che ampiamente ti dimostro ti siedi lato passeggero e resti li?!
  • Perché mi parli della tua argentina danzatrice o ucraina badante con le scintille negli occhi che assomigliano a quelle di un prestante ventenne?!

Il pericolo che temevo si è rivelato infondato ma il segreto lo hai scucito come tuo solito con la mamma.
Non vi parlate eppure per i pettegolezzi e gli alterchi siete i numeri uno!

La delusione cocente che avevo sa trasformarsi come il mio sguardo verso di te: da compatimento a dubbioso.

Dubbioso perché sono in questa corsia di ospedale -non mi hai detto nulla del tuo stato!- con in mano l'album di fotografie di quando da piccola mi portavi lungo il torrente, sceglievi i sassi lisci e li facevi saltellare sull'acqua per non so quante volte! In questo album ci sono i proverbi nel tuo dialetto e le ricette (poche, sono solo due manciate!) che mi hai preparato tu (in effetti rarissime volte eppure, le hai trascritte!). Ho ancora il sapore delle patate schiacciate col formaggino mentre deliravo incosciente in uno stato febbrile, il loro gusto cremoso e la ruvida carezza sulla fronte dopo averle terminate, hanno il medesimo valore di qualcosa di cucito nel petto e lì conservato, intonso e sacro!

Caro papà.

Non ti chiedo il perché siamo arrivati a questo, ti chiedo, abbiamo il coraggio di guardarci senza parole, senza oltrepassarci, sul limite di ognuno, e provare a sedersi nello stesso abitacolo?

"Mia figlia è così, un ricco vocabolario costellato da parole fosche che rendono il tutto un colorito torpiloquio durante svariati momenti della giornata. Le sue sbandate ci sono, unite ad una profonda timidezza e mistero che mi lasciano senza fiato. Dentro di lei ci sono un po' anche io, dovevo prendermene cura forse in un modo differente ma una cosa deve sapere: ero lì quando ha emesso il primo vagito!" (n.d.r.: voce esterna dei pensieri del padre)

Sì, papà ma sei svenuto all'istante!

Adesso papà ci raccontiamo la Storia di Nina e della Polvere Nera, ché è sera e siamo davanti ad un cono di giornale colmo di caldarroste; ci raccontiamo le emozioni di due guerrieri che hanno appreso le regole ed ora le devono mettere in pratica, ci raccontiamo punzecchiandoci come due ragazzini, consapevoli di essere grandi e nello stesso tempo fanciulli in erba!

Caro Papà, ci sei, adesso, ci sono adesso.

Note / Tutto questo nasce dalla visione dal vivo di "Partenza in Salita" di e con Corrado Tedeschi e Camilla Tedeschi presso il Teatro Giuditta Pasta di Saronno che, questo fine settimana ha accolto lo spettacolo di Valentina Maselli (Storia di Nina) e Lucilla Giagnoni (Furiosa Mente); a questi ultimi è il riferimento nella parte finale del testo che è un adattamento, una riflessione, un tentativo di bio-grafia, scrittura della vita, in cui padri e figlie/figli possono vedersi o semplicemente trovarsi e dialogarci sopra.

Si ringraziano di cuore Corrado e Camilla Tedeschi, il Teatro Giuditta Pasta e tutti coloro che rendono effervescente e quotidiano il Teatro, la Bellezza, la Vita!

erica g.

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