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Mia figlia ha novant’anni: e non è uno scherzo!

Ott 31, 2019
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“Ecco, è successo! Speravo di non trovarmi così presto in una situazione del genere, invece tutto è precipitato! Oh, se penso poi a come è accaduto… una banalità. Le avevo detto di non cambiare le tendine per questa stagione, l’avrei fatto Domenica. Niente! La testardaggine di una madre è più forte dell’uragano Katrina. Ed eccoci qui, all’ospedale, a parlare di frattura scomposta del femore, i problemi di pressione e la certezza che da sola in casa non potrà più vivere. Ci vuole un’assistenza continua.

Il mio cuore inizia ad accelerare il ritmo:

  • discussione con il mio pazientissimo e amorevole partner in vista,
  • distruzione immediata del sogno di una breve vacanza a Novembre,
  • abbandono di ogni forza razionale,
  • crescita smisurata del senso di colpa (vedi se avessi mantenuto la promessa di cambiare le tendine ad inizio settimana, tua madre sarebbe ancora autonoma e vi starebbe preparando le abitudinali tagliatelle!),
  • perdita totale di autocontrollo.

Qualche giorno di tregua è concessa dall’ospedale che ospiterà mia madre. Le notizie non sono buone: fisicamente potrà ristabilirsi ma il suo umore è un’altalena! Le ore sono scandite da grida isteriche o pianti da inondazione ottenendo in entrambi i casi un unico risultato: la resa delle infermiere e la vittoria dei sedativi.

Ed io mi ritrovo con Caty al bar a parlare di agenzie, privata assistenza, badanti, contratti, giorni rossi, contributi, elemosinando un po’ di ottimismo. La visione del bicchiere mezzo pieno è andata in vacanza come anche il dialogo con il mio partner che all’opzione “per-qualche-tempo-potrei-andare-io-da-mia-madre” si è chiuso in un silenzio tombale.

In effetti mia madre è sempre stata presente nella nostra coppia. A ben vedere e ad onore della verità mia madre fa parte di noi, siamo un trio. Da quando papà è mancato… ecco, inizia il senso di colpa.

Eccoti bruco, vieni fuori e fatti vedere, combatti! Mi fai sentire così… così inutile! Adesso che le cose son peggiorate cosa mi farai bruco “del senso di colpa e del dovere”?!. Questa è la predica verso me stessa, la ribellione della coscienza credendo fortemente all’immagine figurativa del bruco!”

Il racconto presentato è un tratto di vita che molte persone riconosceranno. Un pezzo di vissuto quotidiano banale per tanti, temibile per altri. Sembra surreale: badare ai propri genitori in un’epoca in cui la vecchiaia è lunghissima! Questa però è la realtà, i figli si assumono, si fanno carico di una responsabilità enorme: prendersi cura della vita di chi li ha generati. Accade sempre prima, provocando un ribaltamento generazionale preoccupante. Figli giovani, giovanissimi che si occupano di vecchi, testardi, esigenti e davvero “eterni”.

E se tutto questo fosse portato a teatro? Se un’esperienza vera fosse rappresentata attraverso battute, piccoli filmati, pensieri profondi? E se un’attrice, Gianna Coletti raccontasse il suo controverso rapporto con la madre Anna, con aria sbarazzina, tragica, divertente, stremata, triste, rammaricata, gioiosa, sofferente ma soprattutto vera, cosa direbbero gli spettatori?

Una prosa, un monologo che attrae con la stessa forza di un magnete.

Gianna parla di una concretezza che tocca tantissime persone, la sua testimonianza è praticità, abitudine, fatto compiuto. Vederla davanti a sé significa essere compresi e andare oltre, giungere a quell’oceano che nasconde le onde più temibili da cavalcare ma anche i dolci flutti che cullano. Ecco cosa c’è nel rapporto madre-figlia, una dicotomia, un’eterna lotta, un sorriso che conserva tutto.

Quando giunge il momento in cui la Natura convalida il biglietto del ritorno non si è mai pronti, né genitori né figli perciò…

“L’oceano dona le onde affinché portino alla luce tesori nascosti… i genitori in un modo strambo e illogico donano bene affinché un giorno i figli possano trarne linfa… i figli sorridano spesso ai loro “vecchi” perché dimostrare affetto è un tesoro inestimabile tanto da essere pieni di gioia”

Non preoccupatevi del partner! Lorenzo con Gianna è stato assolutamente comprensivo ed ha sempre capito tutto donando perle di psicologia a costo zero!

Si ringrazia il Teatro Giuditta Pasta di Saronno (Varese) per l’accoglienza e l’ospitalità.

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