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Madama Butterfly e l’incontro con Fata Madrina

Ago 23, 2020
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Madama Butterfly

In occasione di VaresEstense Festival 2020 (19 – 25 Agosto), la cornice suggestiva dei Giardini di Varese, ha donato la propria bellezza al capolavoro di Puccini, Madama Butterfly, tragedia giapponese, reso possibile dal lavoro coordinato ed instancabile di una squadra diretta dal grande e delicato cuore di Serena Nardi.

Parole assolutamente insufficienti data la bellezza e la particolarità di quest’opera magistrale, riprodotta usando tocchi e pennelli deliziosi e delicati: sì, questa è la caratteristica che ha sotteso l’intera serata e reso possibile la magia!

Ah, che particolarità, che tonalità! Tanto si sono sentiti i battiti del cuore di Madama Butterfly che rendeva omaggio alla Luna dipingendola di cera bianca, la stessa che impiegano le geishe per la propria pelle, tanto questi battiti si sono trasformati in violente scariche color vermiglio! Il cuore batteva senza sosta e si scaldava sempre più vedendo l’ardore di Butterfly innanzi ad un amore per lei unico e valevole di sacrificio!

In quest’opera vedo le miniere dei cercatori d’oro! Le pareti di rocce con tante vene di colore bianco, cremisi e vermiglio che si alternano e luccicano. Il cuore di Butterfly è un prisma e si lascia attraversare dalla luce di un amore che restituisce le sfumature proprie del bianco e del rosso; ecco allora che ogni venatura, ciascuna scaglia e frammento, rivela l’innocenza di questa Donna. Ella da ragazzina diviene matura a poco a poco, accorgendosi di una tempesta che piano piano si monta sino ad esplodere in lei, nella sua testa, nelle sue mani che bianche di cera non possono più essere. O forse sì? Basta compiere quell’unico sacrificio che restituisce onore al suo pegno d’amore.

Pennellate di delicatezza, coraggio di donna, vento di uragano, un papavero tra i capelli e fiori bianchi sparsi per il prato e per il pavimento di quella casetta che tanto ha atteso, tanto ha palpitato ma infine, lascia un unico sussulto, un ultimo grido per chi conosce Butterfly. L’estremo volo di un cuore di ragazza, trasformatasi in donna, la cui vita troppo breve è stata spezzata proprio dalla sua volontà, dandosi sino all’ultimo respiro a quel voto di sacralità fatto all’amore.

Un amore che per lei è tutto, un amore che le ha chiesto tutto, i suoi valori, la sua cultura, persino l’anima! Un amore a cui Butterfly dà la totalità, si spoglia, si denuda… molti direbbero che infine si è venduta?! Semplicemente Butterfly crede in ciò che ha provato, sperimentato per un singolo battito d’ali, un unico schizzo di quel bianco pastello che vira immediatamente al rosso vermiglio, accecante perché dietro l’angolo c’è un’attesa straziante ed il timone condotto da Butterfly porta con sé Dolore; il porto conduce ad un Destino tratteggiato da prove di espiazione.

Ogni porta è una piccola pena.

Nessuno sforzo può impedire a Butterfly di compiere il gesto fatale. La farfalla se ne va da questo fiore terreno e si dissolve come bolla di sapone che scoppia in mille goccioline. Esse evaporano. Restano gli acuti di chi troppo tardi si accorge di quanta bellezza vi era nella piccola e delicata Butterfly. Restano due occhi bendati, ancora acerbi, ancora da cullare.

Ecco cosa fa un’opera lirica, un genere che racchiude tutti i generi! E’ ritrovarsi in un anfiteatro, al crepuscolo, con la brezza che solleva le vesti degli attori, i nastri, l’ideogramma “Sacrificio” che si profila sul cielo varesino al tramonto, la luce soffusa, il canto di soprano e tenore, il coro, l’orchestra, paiono i colori sulla tavolozza di un pittore! Beh, in tal caso di… una fata madrina!

Chi lo avrebbe detto che esistono per davvero? Eppure è esattamente in tal modo, ci sono, vivono nascoste, si mischiano tra la gente comune!

Sì, la fata madrina esiste e l’ho incontrata nel coraggio e nella missione di una donna dal cuore gigante e soave che regala un sorriso, un abbraccio attraverso la magia dell’opera dando speranza in un momento incerto. L’arte ci parla, dalla notte dei tempi, attraverso chi crede nella bellezza di queste storie di uomini, di esseri viventi, di poesia, di natura.

Vedo una farfalla e non possono non pensare a Madama Butterfly, a quella geisha che prima di incontrare un essere umano troppo concentrato su sé stesso, danzava e cantava e si occupava di dosare di quanto bianco dovesse applicare sul viso.

E poi? Cosa è accaduto? Vi sono tante porte che conducono alla propria missione, all’essenza di tutto...

...c’è il destino ma c’è anche la speranza! E ci sono le fate madrine!

Si ringrazia Red Carpet Teatro, Giorni Dispari Teatro, Serena Nardi e tutte le istituzioni e amministrazioni che hanno reso possibile tale Opera.

"Serena Nardi ha veicolato la bellezza di quest'opera utilizzando la bacchetta magica della delicatezza, utilizzando la sinergia di tanti esseri umani che credono ancora nella Magia!"

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